a brezza marina s'incanala tra le verdi colline , il respiro del mare é un alito leggero che nutre il dolce frutto dei verdi colli, così la vite cresce rigogliosa e dona il suo frutto che fermenterà il dolce vino.

Fiumi di vino scorrono nei convivi e nelle mense, in ogni casa il dolce nettare rosso inebria gli animi e risolleva gli spiriti.

Il Falerio e il Rosso Piceno Superiore sono i due vini DOC della nostra terra, serviti nel lungo calice si sposano alle ricche pietanze; non da meno sono il Vin Santo e il Vin Cotto Piceno. Il Vin Cotto é da donare poiché é proibita la vendita e deve essere stagionato anche 60 anni.

 

n altro tipo di vino sta tornando alla ribalta, é il Vino di Visciole, (una sorta di ciliege selvatiche) divenuto una ricercatezza prelibata.

La cucina della zona costiera e di Grottammare oggi é ricca soprattutto di pesce, solo o cucinato con altri alimenti: ricordiamo le olive ascolane di pesce, il timballo di pesce e il brodetto di pesce.

Saprà il turista ritrovare gli antichi sapori del pane casereccio cotto a legna, della cucina genuina tra il verde mare e gli ameni colli?

Lo spirito si ritempra dalle fatiche del duro inverno e serberà nel cuore il ricordo dei giorni lieti fatti di cose semplici alimentate dal cibo della memoria.

 

 

 

E' il vino più diffuso delle Marche: il suo comprensorio geografico racchiude una vastissima fascia collinare - litoreanea di tre province (Ancona, Macerata e Ascoli Piceno). Sono escluse le aree di produzione del Rosso Conero e Rosso Piceno Superiore.

Un vino quindi delle terre degli antichi Piceni i quali raggiunsero, con questo "nettare degli Dei", già allora, alti livelli di quantità e qualità. Molte infatti sono le lodi che gli antichi autori fanno dei vini piceni. Polibio, nel descrivere il passaggio di Annibale nel Piceno, dice che con quei vecchi vini il condottiero rinfrancò e curò gli uomini e i cavalli (opulenta fertili provincia exercitum alebat veteribus vinis, quarum permagna est copia, pedes equorum abluens).

È un uvaggio di Sangiovese al 60% e circa il 40% di uve Montepulciano, dove possono concorrere facoltative altre di Trebbiano e Passerina in proporzioni limitate al 15%.

Il Rosso Piceno va dal Cesano al Tronto ed è solo dopo aver attraversato il 43° grado di latitudine (che attraversa proprio il comune di Grottammare) , che si trasforma in Superiore. Il vino presenta un carattere ben definito anche se sono riscontrabili diversità strutturali imputabili alla estensione del territorio in senso latitudinale e per situazioni climatiche diverse.

Il Rosso Piceno, per via della sua diffusione potrebbe sicuramente divenire il futuro enologico di quasi l'intera regione, vista l'esuberante richiesta di vini rossi da parte di mercati stranieri, soprattutto Germania e Giappone. Il vantaggio di essere un uvaggio gli permette di poter essere ben competitivo rispetto alle monoproduzioni.

Va bevuto giovane: tra il primo e secondo anno. Si può conservare, a seconda delle annate e delle zone, fino tre anni e oltre. Un moderato invecchiamento in botti di rovere ed un affinamento in bottiglia esaltano le sue doti naturali.

 

Abbinamenti ideali

Si sposa a minestre, calde o tiepide. Ottimo con secondi piatti di maiale, manzo e bassa corte in tegame con salsa rossa. Per le sue spiccate caratteristiche, soprattutto se giovane, si sposa bene con zuppe di pesce con pomodori e peperoni rossi e verdi, con fritture di pesci con profumo aroma e struttura notevoli (triglie, alici, sardine, molluschi), con pesci arrostiti sulle braci (sardine, alici, sgombri).

 

 

 

Il Poeta latino Polibio racconta che Annibale, nella sua discesa verso Roma ritemprò i cavalli del suo esercito facendoli curare con frizioni di vino Rosso Piceno molto invecchiato; un altro poeta latino, Plinio il Vecchio, parla di un vitigno Picenum vero e proprio anche se lo colloca al di la' delle Alpi.

Certo e' che la fama del vino Picenum che prende il nome dalla civilta' del popolo piceno fiorita nel territorio delle attuali Marche prima dell'occupazione romana, era gia' consolidata al tempo della Roma Imperiale.

Il comprensorio geografico nel quale si produce il Rosso Piceno Superiore è alquanto ristretto: la zona è posta tra Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. In totale sono compresi nella zona di produzione 33 comuni. Si tratta di dolci colli che dal 1977 sono percorsi da una "strada del vino Rosso Piceno Superiore" che, partendo da Offida, attraversa Acquaviva Picena e giunge sino a San Benedetto.

Il rito della tavola, da queste parti, è stato sempre coltivato con amorevole sollecitudine, come dimostra anche l'esistenza di due Accademie, quella "Picena della cucina" e quella del "Vino de la Marca". Il Rosso Piceno Superiore fa parte del disciplinare del Rosso Piceno. Va detto però che si tratta di due vini molto diversi, sia per caratteristiche che per area geografica (vedi supra).

Il vino Rosso Piceno Superiore è ottenuto con almeno il 60% di uve della varietà Sangiovese e il 40% massimo della varietà Montepulciano. E' consentito il concorso di non più del 15% delle uve a frutto giallo Trebbiano e Passerina.

Un vino particolare: nel colore, che già invita l'occhio ad una gratificante contemplazione: un rosso rubino inconfondibile. Nel sapore, armonico, asciutto, sapido. Nella robusta gradazione, 12 gradi, e infine nell'invecchiamento (l'età ottimale va dai due ai cinque anni).

 

Abbinamenti ideali

La conoscenza del Rosso Piceno Superiore non è pari alla sua prelibatezza. E' considerato da molti un vino "a tutto pasto", che va bene sia con sughi di carne robusti che con carni alla brace, con bolliti e con cacciagione. La ragione c'è: nel "Superiore" larga è la presenza del Sangiovese, accompagnato da Montepulciano e da Passerina e Trebbiano.

 

 

 

Nella provincia picena la coltivazione della vite risale a tempi remoti: secondo alcuni studiosi essa è anteriore alla conquista romana.

La legge Giulia nel '92 a.c. espropriò del territorio agricolo del territorio agricolo le popolazioni della valle del fiume Tenna. I veterani delle legioni di Cesare che vi si insediarono trovarono in tale area viti allevate con tecnica simile all'Etrusca. Al centro delle vie per "Asculum" e "Firmum" era proprio situata "Faleria Augusta", opulenta città, cuore della produzione di ottime uve, tributaria all'annona di Roma per vino, grano, olio.

Del Falerio è assai importante, secondo gli enologi, l'equilibrio. Qualcuno lo definisce una via di mezzo tra Verdicchio e Bianchello, ovviamente sul piano delle qualità organolettiche. Il disciplinare attribuisce al Trebbiano (in misura rilevante) la forza di questo vino, chiamando altri importanti vitigni (Pecorino, Passerina, Malvasia Toscana, Verdicchio, Pinot Bianco) a concorrere per una quota più modesta.

La zona di produzione è compresa nel territorio collinare della provincia di Ascoli, con esclusione della fascia alto collinare, montana e del fondo valle. Questa zona lambisce la provincia di Macerata fino a raggiungere il mare.

E' un vino da bere giovane, preferibilmente entro il primo anno di vita. Si presenta di colore giallo paglierino, molto limpido. All'olfatto risulta intenso, con fini profumi di fruttato e floreale, tra i quali emerge quello di fiori di acacia. Al gusto è fine, intenso e fresco di acidi, caldo di alcool, di corpo, lascia al palato una lieve sfumatura di amaro.

 

Abbinamenti ideali

Si abbina a crudità di mare e sformati di verdure e alle olive tenere ascolane.

 


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